| PERCHE’ LA SARDEGNA NON HA ELETTO IL SUO RAPPRESENTANTE IN EUROPA PER 15 ANNI ? |
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Ogni Stato membro dell’Unione Europea ha una propria legge elettorale per le elezioni del Parlamento Europeo.In Italia il sistema prescelto è quello proporzionale, strutturato in 5 circoscrizioni elettorali, tra le quali vanno suddivisi i seggi spettanti all’Italia in proporzione alla popolazione residente nelle circoscrizioni stesse. Nella distribuzione dei seggi, e in particolare nell’utilizzo dei resti, si verifica un fenomeno di spostamento dei seggi, fenomeno che prende il nome di splitting, dalle circoscrizioni minori dal punto di vista demografico verso quelle maggiori.All’interno di una medesima circoscrizione, inoltre, il sistema delle preferenze tende ad avvantaggiare i cittadini provenienti dalle regioni più popolose a svantaggio degli altri.Il caso più emblematico è rappresentanto dalla Sardegna che, pur avendo una popolazione di 1.631.880 abitanti (dati del 2008), pari al 24% degli abitanti della V circoscrizione, non ha eletto nelle ultime consultazioni elettorali, alcun parlamentare europeo. In altre parole, la Sardegna non ha eletto il proprio rappresentante nel Parlamento Europeo perchè questa legge elettorale vigente mette insieme, nella stessa circoscrizione, la Sicilia e la Sardegna che hanno una differenza notevole di abitanti. La Sicilia infatti contava a dicembre 2007 una popolazione pari a 5.029.683 mentre la Sardegna, come già menzionato, nel 2008 aveva una popolazione pari a 1.631.880. É evidente la sproporzione. Gli 8 seggi che spettano alla circoscrizione insulare nelle ultime tornate elettorali sono stati tutti affidati a candidati della Sicilia. Affinchè la legge elettorale 18/1979 fosse cambiata, sono stati presentati 8 progetti di legge nel Parlamento Italiano nell’attuale legislatura. Purtroppo non si è trovato l’accordo politico, ma in ogni caso la prassi sconsigliava un cambio della legge elettorale cosí a ridosso delle elezioni, per evitare rischi di manipolazioni politiche a vantaggio della maggioranza, nel rispetto del “Codice di buone prassi in campo elettorale” elaborato dalla Commissione di Venezia (la Commissione Europea per la democrazia attraverso il diritto).
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